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Archi Senza Frontiere: “Premiazione”

Sorprendono ancora le Fiamme Cremisi, alle soglie del venticinquesimo di fondazione, nell’abbattere tutte le barriere che separano le prestazioni dei robin hood normodotati dai cugini paraolimpici, in particolare dei para e tetraplegici. Ricordiamo lo scorso anno la premiere della prova nazionale 3D della Fiarc aperta ad atleti diversamente abili organizzata in collaborazione con la Compagnia arcieri del Tagliamento 07Lyon. Quest’anno i cremisini, spronati dal Presidente Pio Langella, nonché Direttore del progetto Spilimbergo, unico Centro socio sanitario nazionale per mielolesi collocabile al terzo anello della catena sanitaria, hanno dato vita ad una gara sperimentale 3 D; sotto l’egida della Fitarco

I paraolimpici hanno sorpreso tutti con risultati che, riportati sui loro scoore, sono confrontabili con quelli dei normodotati. Primo nel nudo Michele Moras da Cusano, che si è imposto sul veneto Giulio Bozzo che partiva favorito, nel compound Daniele Rota da Manzano, nell’olimpico (“arma” non prevista per questa disciplina, ma parliamo di attività sperimentale) il sanvitese Denis Vicentin, vincitore dell’ European Masters Games di Lignano del 2011. Al giudice di gara Fitarco Paolo Morassutti è stata poi presentata un’accoppiata di arcieri paraplegici che si sono esibiti nella macchia del Tagliamento a bordo dei loro quod: di nuovo Michele Moras e Aleksander Sik proveniente da Trieste. Una prima mondiale! Si è voluto dimostrare che anche per loro non è negata la disciplina del tiro con l’arco a cavallo (horseback archery). Ovviamente, dice il Presidente Langella, << è sufficiente sostituire un cavallo … con tanti cavalli!>>. Tra le Autorità presenti il Presidente del “Progetto Spilimbergo” Sergio Raimondo, il Sindaco Antonio Di Bisceglie e il delegato allo sport Emilio De Mattio. <br> Le immagini sono eloquenti, si commentano da sole. La “neonata” disciplina che potremmo denominare “Quodback archery”, si richiama all’arte antica alle radici della storia dell’uomo dell’impiego dell’arco avvalendosi del cavallo per muoversi rapidamente per stabilire il primato (la leadership) sulla sua gente attraverso l’abilità di procacciarsi la preda, tenendosi a distanza di sicurezza. Quella preda non era destinata solo alla sopravvivenza (dieta), ma alla qualità stessa della vita attraverso l’impiego delle pelli, ossa, tendini, grassi e quant’altro. I primi documenti storici giapponesi descrivono l’arco non solo come un’arma bianca usata per la sopravvivenza, ma la consideravano uno strumento “religioso“: infatti dal punto di vista musicale l’arco è il primo oggetto accordabile. L’arco che colpiva con una freccia una preda a distanza e, nello stesso tempo, capace di emettere un suono, fu considerato un oggetto magico vicino agli dei. Peraltro l’arco e la spada erano le armi considerate “nobili” proprio perché usate dai nobili e dai samurai. I comuni soldati invece usavano solo una lancia o una spada corta. Vedere un paraplegico ripetere il gesto dell’arciere che lancia una freccia è ormai entrato nella memoria collettiva. Vederlo muovere su sentieri impervi per colpire la preda sportiva (le sagome 3D), assistito nel movimento da un partner, lo avevamo visto lo scorso anno. Ma il 22 settembre 2012 è una data importante in quanto Michele Moras e Aleksander Sik hanno assunto le vesti degli antichi guerrieri, vuoi mongoli, unni, indiani d’America, piuttosto che coreani o giapponesi e si sono lanciati, come novelli Attila e Gengis Khan, con il loro quod, nei ripidi sentieri, per poi inerpicarsi sull’argine del Tagliamento seminando sul loro percorso frecce che andavano a piantarsi nelle sagome 3D perfettamente integrate nel contesto ambientale.
Fondere armoniosamente le due discipline comporta una preparazione fisica-mentale fondamentale per riuscire ad essere un ottimo arciere a cavallo … del quod. Terminata la prova, una vera sorpresa per quella fetta del pubblico, sopraggiunto nel frattempo, quando hanno visto i nostri guerrieri scendere dal “vettore dei miracoli” per collocarsi nelle più “statiche” carrozzine. Chi l’avrebbe mai detto! Per Michele ed Aleksander una fool immersion “senza freni” per abbattere l’ultimo diaframma delle barrire psicologiche prima che fisiche per dimostrare, nella forma più convincente, le possibilità offerte da tale disciplina sperimentata nell’ambito dell’iniziativa intesa a esplorare nuovi orizzonti per i diversamente dotati denominata “archi senza frontiere”. Nel corso della mattinata la ditta ABILY CENTER ORTOPEDIA GALANTE, impegnata in attività di formazione e di ricerca che aumenti la qualità della vita dei mielolesi, ha mostrato agli atleti una soluzione di carrozzina motorizzata in grado di consentire la piena autonomia lungo sentieri, carrarecce, tratturi e quant’altro caratterizzano il tracciato di questo tipo di gara 3D. La manifestazione ha offerto anche uno spunto di riflessione storico culturale in quanto dedicata alla figura di Giuseppe Garibaldi, il cui pronipote Giuseppe, Presidente dell’Istituto Internazionale Studi G. Garibaldi, del quale Langella è membro del Consiglio Direttivo, avrebbe dovuto essere presente alle premiazioni, ma è stato impedito all’ultimo momento. Come mai?
Quando a irrompere nella storia sono personaggi di azione, come Giuseppe Garibaldi, la memoria collettiva ci porta a ricordarlo “a cavallo” come la massima espressione del dinamismo, ovviamente sostenuto da una salute di ferro. In realtà Giuseppe Garibaldi fu affetto da un’artrite cronica che lo tormentò fino alla morte per 34 anni consecutivi. Contratta nei teatri di combattimento del Sud America nel 1848. Nonostante i dolori artritici egli seguì i combattimenti in ogni circostanza. Negli ultimi anni si faceva portare in giro per l’isola in carrozzella per vedere i campi ed il bestiame che desiderava controllare di persona. Egli dimostrò in questo modo che la volontà può prevalere sugli impedimenti fisici e consentire ad un uomo di compiere azioni apparentemente superiori alle proprie forze. Questo ritengo sia stata l’ammaestramento che si possa trarre dalla giornata vissuta al “Campus Gallo Cedrone” delle Fiamme Cremisi. “Arco e Quod: imprevedibile armonia, incomparabile potenza, sfrontata licenza, ineguagliabile riscatto”. Ai posteri l’ardua sentenza? Noi cremisini , ci siamo permessi di promuoverla con la discrezione del nostro motto che recita: concordia parvae res crescunt (nell’armonia anche le piccole cose crescono)

 

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