Il bersagliere è e deve restare un soldato scelto.
IL BERSAGLIERE E’ E DEVE RESTARE UN SOLDATO SCELTO.
Una delle caratteristiche peculiari del Corpo, insieme al caratteristico copricapo, al piumetto e alla fanfara, è stato sempre la prestanza fisica e lo spirito di Corpo. Anzi, la prima è stata caratteristica del Corpo sin dalla sua fondazione ed espressamente citata dal Fondatore nella “Proposizione”: “Qualità fisiche. D’anni dalli 19 alli 29. Statura da metri 1,64 a 1, 72. Forte, svelto di corpo e di sana complessione. Fatto alle marce ed agli esercizi ginnastici. Esperto nello sparare”.Nel Regio Decreto di costituzione, all’Art. 5 para 3 si legge “Nessuno potrà essere accettato nei Bersaglieri se non avrà robusta e svelta corporatura, e non sarà pienamente sano, ed atto alle lunghe marce.” Anche prescindendo dal 5° articolo del Decalogo, “Ginnastica d’ogni genere sino alla frenesia”, la tradizione e la storia del Corpo ricordano di prestazioni ragguardevoli compiute da reparti bersaglieri in diverse occasioni dei 175 anni della loro vita.
Nel 1836, a pochi mesi dalla formazione della prima compagnia, il Re Carlo Alberto si recava da Torino a Genova in carrozza , non essendovi allora la ferrovia. Giunto al ponte sul Po, s’imbattè nella compagnia dei bersaglieri che ritornava dall’istruzione tattica, la quale gli rese gli onori militari. Appena la carrozza reale si fu allontanata di qualche passo, il maggiore Lamarmora chiamò a se i suoi bersaglieri e fatto appello a tutta la loro buona volontà li avverte che si trattava di giungere a Villanova d’Asti, circa una trentina di km da Torino prima della carrozza reale. Detto, fatto, i bersaglieri fieri di dare al Re, sotto gli occhi ed il comando del loro amato capo, una prova lampante della loro forza di resistenza alle fatiche, si mettono in marcia e divorando a passo accelerato la via, arrivano a Villanova d’Asti alcuni minuti prima del Re, al cui passaggio tornano a schierarsi rendendo gli onori. “Ma questi sono gli stessi bersaglieri che mi presentarono stamane le armi sul ponte del Po? “ chiese stupito Carlo Alberto, il quale non era poi tanto facile a meravigliarsi. “gli stessi, maestà” rispose con giusta fierezza il maggiore Alessandro Lamarmora.
Nel 1844 Carlo Corsi[1] narra: “una mattina là dietro piazza Vittorio Emanuele udii un infernale accordo di trombette che pareva suonassero al fuoco e vidi sfilarmi davanti in un minuto quattrocento di quei diavoli neri. Andavano a passo speditissimo, quasi a slancio, un po’ curvi sotto il peso di enormi zaini con la carabina in bilancia. Tutto quello scuro, tutti quei neri pennacchi svolazzanti e quello stridore di trombe e quel passoaffrettato e risoluto avevano un che di tempesta da scuotere ed infiammare un giovane quale io ero allora.”.
Il ministro Ricotti alla fine dell’800, narrò alla Camera dei deputati di aver visto dei battaglioni di bersaglieri far 100 chilometri in 36 ore, ed entrare in combattimento. A testimonianza di ciò si può aggiungere l’impresa del 18° battaglione dello stesso corpo, comandato dal Capitano Giovanni Cecconi, che, malgrado un calore eccezionalmente intenso, il dì 13 luglio 1861, da Napoli piombò in ventiquattro ore a Casalduni, per reprimere la rivolta borbonico-clericale ivi scoppiata.
Anche il Col. Luridiana, comandante dell’11° reggimento narrò in una sua conferenza tenuta a Gorizia il 21 dicembre 1938 che: “nell’ottobre 1917 i dodici battaglioni (ciclisti) erano stati riuniti verso Primolano per una azione alla quale il Comando Supremo dava molta importanza. La mattina del 27 un imperioso telegramma ordinava l’immediato trasferimento nella zona del Tagliamento; un’ora dopo i battaglioni erano in marcia e verso le 21 o 22 della sera raggiungevano la tappa (…) senza alcun inconveniente. Ogni battaglione aveva percorso dai 150 ai 200 km.”
Anche osservatori stranieri quale il Gen. D. Eisenhower, allora SACEUR dopo una visita all’appena ricostituito 8° rgt, nei primi anni ‘50 ebbe a dichiarare: “Posso ricordare poche occasioni nella mia lunghissima carriera militare in cui sono rimasto talmente impressionato dalla prestanza fisica e dall’entusiasmo di un reggimento.”
La situazione attuale, purtroppo, vede le caratteristiche fisiche indispensabili all’assegnazione della specialità bersaglieri “appiattite” sul resto delle armi e specialità dell’esercito. Se è vero che nelle unità si continua a praticare l’attività sportiva e a mantenere per quanto possibile le tradizioni di prestanza fisica, resistenza e abilità al tiro che hanno fatto del bersagliere un soldato di prim’ordine nel corso della sua storia più che secolare, la selezione del personale può essere migliorata come pure gli standard fisici che gli appartenenti alla specialità devono mantenere. Ma vediamo qual’è allo stato attuale lo stato dell’arte.
L’assegnazione degli Ufficiali del ruolo normale e dei Marescialli “nuovo iter” alla specialità bersaglieri avviene al termine del ciclo formativo accademico previo raggiungimento del voto minimo di 24/30 nella materia “Attività ginnico sportiva”. Per quanto attiene la categoria sergenti e militari di truppa (VSP, VFP-4 e VFP1) invece non esistono criteri di selezione/sbarramento “differenziati” del profilo fisico per poter accedere alla specialità. Peraltro, in applicazione delle norme sull’impiego del personale VSP da trasferire in località vicine alla regione di provenienza, affluiscono presso i reparti bersaglieri anche militari “non propriamente” dotati del profilo necessario.
Tale mancata selezione del personale di truppa e dei sergenti ha progressivamente minato le caratteristiche delle unità eliminando di fatto le peculiarità di una specialità (precedentemente Corpo) che proprio grazie ad esse, ha dato prova anche nel passato di elevata capacità operativa (le Bandiere dei reggimenti sono le più decorate d'Italia) e più recentemente in tutte le missioni di supporto alla pace anche in Teatri dove le unità bersaglieri hanno combattuto con la tradizionale saldezza ed efficienza militare (Iraq e Afghanistan). In atto la specialità si limita a soli aspetti folkloristici, la motivazione del personale di truppa ed il senso di appartenenza sempre più limitati da un oggettivo e visibile appiattimento.
Se attualmente tale fenomeno viene limitato dalla presenza di Ufficiali, Sottufficiali e VSP (già VFB selezionati all'inizio del processo di professionalizzazione della F.A.) nel medio termine porterà ad una colpevole, in quanto cosciente, riduzione della capacità delle unità e alla cancellazione della specialità in quanto privata della ragion d'essere; sottraendo paritempo alla Forza Armata ed al Paese uno strumento ha sempre tenuto alto il prestigio dell’Esercito Italiano in pace ed in guerra.
Si tratta di pervenire ad una proposta per la selezione del personale da assegnare ai reggimenti bersaglieri attuabile in ambito Forza Armata ed a costi nulli o limitatissimi che prevede, a seconda della categoria del personale interessato, interventi nelle seguenti 4 aree:
- reclutamento (per i soli militari di truppa);
- formazione di base;
- scuola di fanteria;
- reparti bersaglieri di impiego.
In particolare, in fase di reclutamento dei VFP-1 presso i Centri Documentali, dovrà essere garantita la selezione di personale con il migliore profilo psico-attitudinale (tutti “1”) ed un indice di massa corporea entro il valore di “25”. Per quanto riguarda i VFP-4, in sede concorsuale, durante la visita medica dovranno essere garantiti gli stessi requisiti dei VFP-1 di cui sopra. Nel reclutamento dei VSP invece, dovrà essere considerato, tra i titoli, il superamento di prove di efficienza fisica più restrittive di quelle previste attualmente. Per il personale da reclutare quale VSP e VFP-4 nella specialità, inoltre, è auspicabile che provenga già da reparti bersaglieri.
Durante la formazione di base:
- per i VFP-1 dovrà essere verificata l’efficienza fisica secondo dei parametri leggermente più ristrettivi rispetto a quelli previsti dalla Direttiva che disciplina il controllo dell’efficienza fisica (SME n. 1700/ITER/162.200 ITER del 17 apr. 2000) ed inoltre, dovrà essere superata (> 1h 30’) la prova di “marcia zavorrata” da 10 km con zaino da 10 kg. ed armamento individuale al seguito, ed una prova di tiro con arma lunga per verificarne l’abilità quale tiratore. Le prove di ammissione dovranno essere uguali, per tempi e prestazioni, sia per il personale maschile che per quello femminile.
- per i VFP-4 dovranno essere effettuate le prove di efficienza fisica per confermare i requisiti previsti per i VFP-1. In caso di non superamento delle prove, gli interessati non potranno essere assegnati ad unità bersaglieri;
- per i VSP dovranno essere effettuate le prove di efficienza fisica per confermare i requisiti previsti in sede concorsuale. Nel caso - a parte - dei VSP “meritevoli” da trasferire a domanda in reggimenti bersaglieri, all’atto della domanda, dovrà essere prodotta, a firma del C.te che inoltra l’istanza, una scheda che attesti il superamento delle prove di efficienza fisica secondo i parametri relativi alla categoria che sarà verificata al reparto bersaglieri di assegnazione del militare;
- per i vincitori di concorso per Sergenti, stesse modalità che per i VSP meritevoli;
- per gli allievi marescialli e per gli Ufficiali di qualsiasi ruolo, l’assegnazione della specialità dovrà avvenire, oltre che con l’attuale sbarramento del 24/30 nella materia “Attività ginnico sportiva”, anche previo superamento delle prove di efficienza fisica con i parametri più ristrettivi previsti per la truppa.
All’atto dell’assegnazione ai reggimenti bersaglieri:
- il personale di truppa e i sergenti, sarà sottoposto a verifica del requisito del superamento delle prove di efficienza fisica: chi non supera dovrà essere escluso dalla specialità;
- tutto il personale, fatta eccezione dei VFP-1, verrà inviato presso la Scuola di Fanteria per la frequenza di un corso di 5 settimane mirato alla formazione particolareggiata per la specialità.
Concludendo si è convinti che le proposte di selezione/formazione in argomento:
- implicherebbero un limitato aggravio di attività selettiva nei citati Centri di formazione/Scuole;
- necessiterebbero sicuramente di un intervento a livello normativo da parte dello Stato Maggiore dell’Esercito;
- potrebbero rendere più rigido/selettivo il sistema di impiego del personale.
Va anche evidenziato che le proposte in parola:
- comporterebbero, per lo più, un adattamento, con criteri più restrittivi, di normative per la selezione e l’approntamento delle forze già esistenti;
- garantirebbero la presenza di personale capace di fronteggiare situazioni operative nonché attività peculiari della specialità che richiedono certamente un profilo psico-attitudinale superiore rispetto a quello richiesto al personale normalmente idoneo al c.d. “servizio militare incondizionato”;
- restituirebbero, una volta a regime, l’assoluta peculiarità a quei reggimenti che, nel tempo, hanno visto scemare pian piano tradizioni e capacità che ne hanno caratterizzato la storia;
- costituirebbero una vera e propria “spinta” per il personale interessato, segnatamente i VSP “anziani e meritevoli”, verso la ricerca della massima efficienza fisica senza la quale non sarebbe possibile, altrimenti, raggiungere una sede agognata.
In sintesi consentirebbe con oneri limitati, con strutture già esistenti, con interventi in ambito Forza Armata di mantenere e conservare un patrimonio di capacità militari, efficienza operativa e di prestanza psico fisica che hanno reso i Bersaglieri una realtà che il mondo ammira e ci invidia.
Edoardo Pedraglio
[1] Carlo Corsi, generale e scrittore militare, nacque a Firenze il 21 ottobre 1826. Prese parte a tutte le campagne del Risorgimento. Comandò a Napoli il X Corpo d’Armata. Fu grande ufficiale dei Ss. Maurizio e Lazzaro. I brani sono tratti da Venticinque anni in Italia (1844 – 1869) Cfr I bersaglieri RM Quaderno 4 1986 pag. 18.
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Ultimo aggiornamento (Martedì 08 Marzo 2011 21:14)

















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